3 Domande...
Perché si candida?
"La decisione di candidarmi giunge a seguito di riflessioni personali e collettive maturate all’interno delle Associazioni di cui faccio parte, tra le quali la Fondazione Marisa Bellisario. La tenacia e l’esperienza sono le qualità che mi contraddistinguono e ritengo siano di grande importanza per l’incarico di responsabilità da assumere al servizio dei cittadini. Vivo la candidatura come una forte opportunità e il riconoscimento all’impegno professionale, sociale e personale mostrato nel corso degli anni".
Quale puo' essere il suo apporto?
"Intendo supportare concretamente, in un’ottica di lavoro metodico, razionale e di spirito di squadra, le attività legislative e decisionali della Regione Lazio: questa la mia primaria intenzione. Ciò sarà possibile grazie all’esperienza maturata nel tempo nei settori finanziario -economico".
Quale sarà il suo obiettivo una volta eletta?
"Il mio primo obiettivo all’ indomani dell’elezione sarà quello di cambiare volto alla Sanità del Lazio. Si tratta di individuare ed introdurre dei meccanismi di controllo dei costi all’insegna della trasparenza e semplicità. Eliminare sprechi e diminuire il debito del settore sanitario della Regione Lazio, senza ridurne i servizi. Questo sarà possibile grazie alla riorganizzazione del sistema sanitario regionale che grava per il 75 per cento sulle risorse dell’intero bilancio della Regione. Non si tratta di chiudere ospedali o tagliare posti letto ma poter rivoluzionare l’ assetto organizzativo liberandolo dalla politica e dagli eccessi di burocrazia. Parlare di una Sanità più vicina ai cittadini significa garantire un servizio equo e giusto. Punto secondo; la mia attenzione in un’ottica di controllo sarà mirata all’ approfondimento della situazione del trasporto pendoladei costi e incremento dei servizi ad essi dedicati. Valutare gli investimenti e le attenzioni per il servizio ferroviario da parte di Stato e Regione, monitorare la qualità del servizio, pensare ad iniziative che mettano in luce i punti in maggiore sofferenza della rete, realizzare incontri con i comitati pendolari.: gli obiettivi del mio contributo. Come dare risposta a questi processi? Dentro quale prospettiva si andranno a muovere gli investimenti nei prossimi anni? Cosa succede del restante servizio universale (ossia quello che non si ripaga con il prezzo dei biglietti)? E’ una discussione quanto mai urgente per dare risposta alle richieste dei pendolari e per attrarre una parte dei flussi che si spostano quotidianamente in automobile. Come dare risposta a quella significativa propensione al cambiamento che tutte le indagini mettono in luce? Circa il 69% di coloro che utilizzano l’auto, secondo il Censis, si dichiarano disponibili a cambiare e a prendere il treno qualora il servizio fosse competitivo. Quello che serve è una discussione politica che finalmente prescinda da una logica puramente infrastrutturale. Un altro scenario per i pendolari italiani è possibile. Il tema del trasporto pendolare deve entrare nell’agenda delle politiche nazionali, e occorre farlo ponendosi un obiettivo all’altezza della sfida lanciata dall’Unione Europea al 2020 in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e di cui si è discusso a Copenaghen. 1) Nuovi treni per i pendolari. Solo con un parco rotabile rinnovato sarà possibile dare risposta ai disagi di una domanda in costante aumento. L’affollamento dei convogli sta diventando sempre più una ragione dei ritardi per la difficoltà di accesso alle carrozze e di chiusura delle porte. 2) Più treni e maggiori risorse per il servizio di trasporto pendolare. Bisogna chiamare il Governo e la Regione alle proprie responsabilità di dare certezze agli interventi di miglioramento del servizio. Il trasporto pendolare è una componente fondamentale delle politiche nazionali dei trasporti e dunque si deve individuare un meccanismo di finanziamento certo per far crescere l’offerta di treni progressivamente nel tempo. Istituire un fondo nazionale per il trasporto locale, finanziato con i proventi di parte della tassazione sui carburanti (come da tempo si discute nella Conferenza Stato Regioni). 3) Priorità alle città negli investimenti infrastrutturali. Spostare nei nodi urbani la voce maggioritaria della spesa per infrastrutture. Almeno il 50% della spesa nazionale per le opere pubbliche deve andare alla realizzazione di nuove linee di metropolitane e del servizio ferroviario pendolare, di tram. In modo da realizzare gli interventi di ammodernamento delle linee urbane, di realizzazione di binari dedicati al trasporto regionale e metropolitano, tratte di aggiramento per le merci, nuove stazioni attrezzate con parcheggi e servizi. 4) L’attenzione alla qualità del servizio. Migliorare la qualità non dipende solo dalle risorse a disposizione, ma dalla disponibilità ad ascoltare i pendolari Nelle città europee il confronto, la partecipazione e l’informazione dei pendolari sono considerati fondamentali per dare forza alla prospettiva di un potenziamento del servizio, per monitorare il servizio sulla rete (puntualità, organizzazione delle coincidenze tra treni, grado di affollamento, igiene, climatizzazione, informazione e cortesia del personale). Partire dall’istituzione di una carta dei diritti dei pendolari che fissi obiettivi di servizio, diritti dei cittadini utenti, condizioni minime di informazione, qualità, rimborso per disfunzioni e disagi. 5) Legare politiche dei trasporti e urbanistiche nelle aree urbane. Alla base delle esperienze di maggiore successo di integrazione tra linee di trasporto ferroviario regionale e metropolitano con il trasporto pubblico locale nelle città europee è la forte condivisione di obiettivi e strategie tra i diversi Enti Locali e una attenta integrazione delle politiche urbanistiche e dei trasporti. In Italia occorre rivedere poteri e competenze in materia proprio perché finché non verranno istituite le Città metropolitane, mancherà un coordinamento tra questo tipo di scelte."